(di Roberto Pietrucci, scrittore, giornalista, regista)
Non è un sostantivo irregolare della grammatica latina, e neanche una fumeria araba.
E' una band, molto speciale.
Cristian De Gori alla batteria, Umberto Cutillo al basso elettrico, Marco Pofi chitarra e voce, belli come il sole, ma soprattutto bravissimi davvero.
Nel 2002 Pubblicano il demo "nicotina&desideri" recensito su Rock.it e a settembre partecipano al festival "Frammenti 2002", in Frascati. Suonano nei maggiori locali romani: Il Locale, Jailbreak, Circolo degli artisti, Sonica, solo per citarne alcuni. Nel 2003, a marzo, viene inciso il brano "Meridionale", inserito nella compilation "L'evoluzione del Rock' O vol. 1", edito da Niski Records. A settembre vincono il concorso per band emergenti "Rock Targato Italia 2003".
Nel mese di novembre senza fermarsi un attimo viene inciso il brano "Com'è", inserito nella compilation "L'evoluzione del Rock' O vol.2". Il 2004 li vede protagonisti di un memorabile giro per il Lazio dove suonano di continuo tra il serio ed il faceto il vino e l'aceto. Vale la pena ricordare l'esibizione nella piazza principale di Gaeta, ove aprono davanti a 2000 persone il concerto di DJ Francesco (sono i rischi del mestiere…). Nel 2005 viene pubblicato il demo "Sotto certi aspetti", registrato in un underground studio di Roma.
Nell'ottobre dello stesso anno cercano di passare la prima selezione per il festival della canzone d'autore Musicultura (già Recanati).Questo tanto per far capire di cosa si parla, e poi perché alcune notizie bibliografiche fanno sempre un certo effetto… Il punto centrale che vogliamo esprimere nel presentare questi nuovi baldi giovani che si affacciano sulla scena romana, ma anche su tutta la penisola, è la loro fondamentale diversità immediata che colpisce non appena li si ascolta. Chiunque sia stato ad un loro concerto non può non ricordarseli, cercare informazioni, poterne sapere di più. Nelle melodie vagamente rock, vagamente grunge, vagamente definibili in concreto. Concerti dove la tensione scenica è sempre molto alta, dove i Saesciant comunicano in un delirio visionario di poesia e concretezza luminescente, tra vocalizzi che sembrano corde di chitarra bene tese ed un sound diffuso sempre riconoscibile e non paragonabile con qualcosa già sentito. dove la metà del tempo la si passa ad esaminare la strana figura del front-man che scapigliato e con aria quasi imbarazzata tracanna per tutto il tempo latte bianco direttamente dalla bottiglia. Concerti in cui il pubblico per la gran parte formato da fedelissimi, interagisce con il gruppo, sale per baciarli, si emoziona persino nel rito immancabile degli accendini a fare da fiaccole. Due ore di ottima musica senza spegnere mai il cervello, di risate, di cover originalissime e di rapporto umano vero e proprio, nonostante la timidezza evidente del trio che con diniego sembra non rendersi conto di quanta magia riesce a creare. Chiudiamo con una dichiarazione congiunta dei ragazzi che, come la loro musica del resto, li definisce a pieno. "Amiamo molto improvvisare durante concerti, per spezzare un po' quella monotonia che porta le rock-star più blasonate a distruggere le camere d'albergo. Per i Saesciant non esistono categorie musicali, l'unica distinzione che fanno è tra musica bella e musica brutta".



