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Pino Pavone, un autore vero. Amico e collaboratore di Piero Ciampi, ne ha vissuto più intensamente di altri il dramma umano e artistico. "Mia moglie", "Bambino mio", "In un palazzo di giustizia", "L'amore è tutto qui", "Andare camminare lavorare", "Don Chisciotte" sono alcuni dei brani scritti con Piero Ciampi. Insieme hanno anche scritto per Nada gran parte delle canzoni dell'album "Ho scoperto che esisto anch'io". Il suo primo album è Maledetti amici, dai raffinati sapori jazz, "appassionato e pudico atto d'amore nei confronti di un certo modo di fare canzoni e verso una serie di amici maledetti che hanno, sia incidentalmente che per scelta, fatto con lui un tratto di strada in comune", Targa Tenco 1992 per l'opera prima. Nel 1995 Pino Pavone incide il suo secondo album, Notizie, la dimostrazione della sua capacità di raccontare sentimenti universali, che vede la presenza di nomi di assoluto livello della musica italiana. | ||||||||||
PINO PAVONE
Quella di Pino Pavone non è certamente un'operazione come tutte le altre. Anzi, forse è addirittura un'operazione al contrario. Nel senso che, prima ancora di pensare alla trasformazione commerciale del prodotto artistico, lo sforzo maggiore e stato quello di convincere l'artista a farsi conoscere dal pubblico. Ci spieghiamo: Pino Pavone è, prima di tutto, un autore vero e proprio, nato, cresciuto e pasciuto in un momento storico particolare: amico, compagno di battaglia e collaboratore di Piero Ciampi. Colui, anzi, che forse ne ha vissuto più intensamente degli altri il dramma umano e artistico. Come in un altro paio di casi analoghi, ci si accorge solo ora che Pino Pavone ha percorso una strada artistica già costellata di capolavori assoluti come "Mia Moglie", "Bambino Mio" (incisa anche da Carmen Villani, Ombretta Colli e Rossana Casale), "In un Palazzo di Giustizia", "L'amore è tutto Qui" (ricordiamo l'interpretazione di Nada e Patty Pravo), "Andare camminare lavorare" (recentemente rispolverata dai Settore Out), "Don Chisciotte" (Gino Paoli e Francesco Baccini) - tanto per citare solo alcuni dei brani scritti con Piero Ciampi; di altre ottime canzoni per Nada (gran parte dell'album "Ho scoperto che esisto anch'io"), Gigliola Cinquetti ("Ho bisogno di vederti", quarta a un festival di Sanremo), Gianni Morandi ("Brasile"); persino di un primo album MALEDETTI AMICI (1990), appassionato e pudico atto d'amore nei confronti di un certo modo di fare canzoni e verso una serie di amici maledetti che hanno, sia incidentalmente che per scelta, fatto con lui un tratto di strada in comune, Un disco dai raffinati sapori jazz (Marangolo, Biseo, Puglisi, Saintjust, Rosa, Pistocchi, Di Battista, fra i musicisti) , che gli è valso l'unanime consenso della critica italiana (e una particolare attenzione di quella d'oltralpe al recente Midem di Cannes), sfociato nella Targa Tenco 1992 per l'opera prima, nonché - udite, udite! - persino un piccolo, ma significativo, risultato di vendite, pur in assenza totale di promozione televisiva e radiofonica e una distribuzione alquanto in difetto. Oggi Pino Pavone è al suo secondo album: NOTIZIE. Una We are the World italiana? Può darsi, ma anche la canzone che, ancora, conserva una dignità, riunita con il solo scopo di un evento. Al di là di stili ed etichette. L'importante è catalizzare un'idea; creare un momento di aggregazione; dimostrare che le cose si possono comunque fare. NOTIZIE è una scommessa, nel momento in cui la canzone italiana (d'autore e non) sembra soffrire di un complesso di colpa e d'identità. In questo senso pensiamo che Pino Pavone possa rappresentare davvero una novità, la dimostrazione che non conta l'età anagrafica, quando esiste la capacità di raccontare sentimenti universali. La presenza in questo disco di nomi di assoluto livello della musica italiana, significa che la poetica di Pavone è riuscita a coinvolgere. Crediamo, infatti, che sia la prima volta che tanti nomi si "muovono", spinti solo dall'ardore artistico, per il disco di un qualsiasi debuttante. Tutto questo può realmente servire a ridare fiducia agli operatori e al pubblico; a far sì che, alla fine, rimanga solo ed esclusivamente la qualità. |
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