


COMUNICATO STAMPA
Cantautore con esperienza ventennale nel campo della musica giunto al suo terzo cd, dopo due lavori passati pressoche’ inosservati, nonostante la presenza di musicisti di grande talento come Antonello Salis, Toni Cercola Maurizio Giammarco ed Ernesto Bassignano, per la prima volta prodotto da Luigi Piergiovanni, da vita ad un album minimalista per scelta, ma le cui esecuzioni si incastrano alla perfezione con il genere.
Orlando Andreucci è una voce profondamente italiana nell’ambito della canzone d’autore, basta ascoltarlo per pochi istanti per rendersene conto. Qualora foste in cerca di epigoni senza carisma del jazz d’oltre oceano o di toni gridati non fategli caso, non fa per voi. Per lui è più calzante la definizione di cantastorie; non uno di quei cantastorie aggressivi e troppo polemici, ma invece un sapiente affabulatore al quale basta imbracciare la chitarra (dalla quale non si separa mai) ed intonare qualche nota con quella sua voce graffiante e sorniona, per suscitare attenzione da parte del pubblico. Le sue canzoni sono piccoli cammei ed ognuna racconta storie quotidiane di passioni ed abbandoni, drammi profondi, voglia di libertà. La sua musica sembra aver stretto un patto di sangue con la bossa nova, ma anche con un jazz estremamente delicato ed ammaliante, il tutto intramezzato da atmosfere tipicamente mediterranee. Complice di questo suo ultimo lavoro dal titolo “Istinto di conservazione” è il duo formato da Primiano Di Biase alla fisarmonica ed Ermanno Dodaro al contrabbasso. Si tratta di musicisti con esperienze che spaziano dalla composizione alla musica di quasi tutti i generi ed il risultato del loro incontro è un dialogo costante, e mai scontato, tra voce e strumenti, in un excursus che tocca tanti stili musicali oltre a quelli sopra citati.
Se è vero che in natura nulla si crea, nulla si distrugge ma tutto si
trasforma, allora Andreucci vuole dimostrarlo in maniera piana e lineare.
Egli non pretende di inventare o di innovare e non cerca l’originalità fine
a se stessa. Con disarmante semplicità e notevole efficacia riesce ad
armonizzare i generi più svariati, senza temere che essi possano tra loro
contraddirsi. Voce discreta ed artista discreto, Andreucci, alla fine, si (e
ci) regala dieci piccoli scintillanti oggetti che si possono chiamare – a
ogni buon titolo – canzone d’autore.