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Orlando
Andreucci - Fatti e Parole
Orlando Andreucci è un cantautore
con una esperienza ventennale nel campo della musica sebbene questo
sia il suo esordio dal punto di vista discografico. Il suo disco "FATTI
E PAROLE" ha il sapore di un ricordo malinconico, di voglia di narrare
il mondo circostante.E ' il cantautore per eccellenza, tanto che il suo
timbro di voce ricorda un po' quello del grande Fabrizio De Andrè,
non a caso per Andreucci De Andrè o Tenco sono un riferimento costante,
un punto fermo. Hanno lavorato con lui in questo disco musicisti di grande
talento come Marco Berera o la sorella Elena, giovane soprano. Uno
spazio a parte va dedicato al sassofonista Maurizio Giammarco conosciuto
al pubblico appassionato di jazz, le sue esecuzioni si incastrano alla
perfezione con il genere, e bisogna riconoscere ad Andreucci la
sensibilità mostrata nei confronti di un musicista di spessore come Giammarco
al quale è stato concesso il giusto spazio per potersi esprimere al meglio.La
scuola l'abbiamo già detto è quella dei cantautori tradizionali,
che si occupano anche di problemi sociali, ecco, infatti, che troviamo
alcune storie di cronaca come nel "Talento di Goran", che ha
per soggetto i giovani dell'ex Jugoslavia.La filosofia di Andreucci emerge
principalmente in "Felici, liberi e perdenti": alzarsi da letto
quando si ha voglia. Mangiare quando si ha veramente fame ecc.I testi
parlano un linguaggio semplice, ma profondo e sono narrati con molta discrezione.Si
consiglia l'ascolto di "Elena e il vento" dove Andreucci
esprime la sua interiorità e la sua voglia di comunicare emozioni ed esperienze
vissute.
Orlando Andreucci - Fuori Orario
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Orlando Andreucci è un cantautore con una esperienza ventennale
nel campo della musica sebbene questo sia il suo esordio dal punto di
vista discografico.
E ' il cantautore per eccellenza, tanto che il suo timbro di voce ricorda
un po' quello del grande Fabrizio De Andrè, non a caso per Andreucci
De Andrè o Tenco sono un riferimento costante, un punto fermo.
Hanno lavorato con lui in questo disco musicisti di grande talento come
Antonello Salis, Toni Cercola e Ernesto Bassignano.
Uno spazio a parte va dedicato al tastierista-arrangiatore Roberto De
Luca ed al chitarrista polacco Miroslav Cuk, sconosciuti al grosso pubblico
ma le cui esecuzioni si incastrano alla perfezione con il genere, e bisogna
riconoscere ad Andreucci la sensibilità mostrata nei confronti
di musicisti di spessore ai quali è stato concesso il giusto spazio
per potersi esprimere al meglio.
La scuola l'abbiamo già detto è quella dei cantautori tradizionali,
che si occupano anche di problemi sociali, ecco, infatti, che troviamo
alcune storie di cronaca come nel "Talento di Goran", che ha
per soggetto i giovani dell'ex Jugoslavia o "2455" ispirata
al "caso Chessman".
I testi parlano un linguaggio semplice, ma profondo e sono narrati con
molta discrezione.Si consiglia l'ascolto di "L'attesa" dove
Andreucci esprime la sua interiorità e la sua voglia di comunicare
emozioni ed esperienze vissute.
Produzione: Nicola Angelo D'Ulisse
Edizioni INTERBEAT-Roma
Per fortuna, ogni tanto, in mezzo al deserto ci imbattiamo in casi ospitali
che accolgono per una sosta rigeneratrice i nostri sensi ed il nostro
spirito.
Orlando Andreucci è una di queste oasi. La sua musica e le sue
parole, acqua fresca ed incontaminata, dissetano chi ha la buona sorte
di trovare la sorgente. Gli accordi accompagnano una voce tutta da scoprire,
cibo che può soddisfare qualunque palato; dal più semplice
a quello più raffinato ed esigente. A questa offerta musicale si
aggiunge, a dare fragranza e sapore distintivi, una spezia preziosa: la
voce di Catia De Vincentis, attrice e cantante di talento. E la chitarra
sapiente di Miroslaf Kuc.
Se è vero che in natura nulla si crea, nulla si distrugge ma tutto
si trasforma, Andreucci lo vuole dimostrare in maniera piana e lineare.
Egli non pretende di inventare o di innovare e non cerca l’originalità
fine a se stessa.
Con disarmante semplicità e notevole efficacia riesce ad armonizzare
i generi più svariati, senza temere che essi possano tra loro contraddirsi.
Ecco, allora, ritmi brasiliani (con un ammiccare per nulla timido a jobim)
viaggiare in compagnia della migliore tradizione melodica ed a tratti
anche lirica italiana. Sottilissime e persistenti venature di jazz (di
cui Andreucci è profondo conoscitore) ritroviamo ad attestare una
D.O.C. sulla sua musica.
Di eguale importanza e dignità i testi delle sue canzoni, che a
detta di persone, per cultura e conoscenze, decisamente più degne
di chi scrive questa presentazione, tengono testa ai classici della canzone
d’autore.
In sintesi l’eccezionalità dell’insieme, raccolto da
Andreucci, risiede nel fatto che egli dà forma e sostanza ad idee
e sentimenti che tutti noi proviamo, ma che, il più delle volte,
non riusciamo adeguatamente ad esprimere. Per Orlando tutto ciò
avviene con naturalezza, che è figlia di una qualità che
nasce dal rispetto e dall’amore per le persone, dai sentimenti più
nobili, dall’onestà e dal disinteresse.
Ci sono voci che hanno
urgenza di “esternare”. Voci possenti, imperiose, che spesso
nella loro imponenza mascherano, forse, l’estro vero, la reale arte
della composizione.
Esistono artisti che, come la loro voce, hanno l’urgenza di catapultarsi
subito, chiedendo (e imponendo) un’attenzione che forse neanche
meritano.
Ci sono invece, voci discrete, che s’insinuano piano, voci all’apparenza
fioche, ma che ad ascoltarle con attenzione riescono a far comprendere
la poesia che enunciano.
E ci sono, naturalmente, artisti ancor più discreti che poco si
curano dell’impatto immediato che può avere l’indovinato
riff di un momento: tesi piuttosto a cercare la focalizzazione di un mondo
poetico, di frasi che sono più moti dell’anima che versi
più o meno rimati, da sposare il più dignitosamente possibile
con musiche non banali: piuttosto evocanti suggestioni e, se possibile,
discrete emozioni.
Artigiani della composizione (e del canto) che non fanno dischi come cambiali,
che non rincorrono festival o date canoniche del mercato discografico,
ma cesellano le loro opere un po’ per volta (di solito fanno un
altro mestiere), aggiungendoci, via via, un accordo, una frase, una sensazione:
finché il tutto si modella e nasce quella strana cosa chiamata
canzone.
Così gli anni passano e le canzoni si accumulano e diventano un’ulteriore
idea, quasi un libro: diventano un cd. Come un artigiano che, pezzo di
legno dopo pezzo di legno, chiodo dopo chiodo, costruisce qualcosa di
bello e di utile.
Orlando Andreucci ha una voce cortese, sommessa e discreta, racconta storie
sapide con l’urgenza di chi, spesso, ha altro da fare, cesella quelle
storie costruendoci attorno un mondo di suggestioni musicali che poi sono
quelle che ha sempre ascoltato: dal jazz a certe atmosfere tipicamente
sudamericane, poi ogni tanto raccoglie quelle storie che parlano di incontri,
di sogni perduti e ritrovati, di figli della guerra riscattati da un pallone
di basket e le mette assieme in un cd.
Ogni tanto, perché questo è solo il suo secondo cd ed esce
a ben 5 anni di distanza dal primo.
Ma, appunto, un artigiano non ha tempi industriali, non ha grandi magazzini
ad aspettarlo, piuttosto negozietti frequentati dalla gente giusta: quella
che sa ancora distinguere un pezzo originale da uno fatto in catena di
montaggio, gente che sa ancora recepire il vero valore di un’emozione.
Senza orario (e forse fuori tempo), quasi fingendosi mare, Andreucci bussa
discretamente, chiedendo solo che qualcuno si soffermi sulla sua opera,
su queste sue dodici canzoni costruite con l’amore e la pazienza
di un artigiano e rifinite dagli eleganti tocchi della fisarmonica di
Antonello Salis e dalle percussioni di Toni Cercola, preziosi collaboratori.
Voce discreta ed artista discreto, Andreucci, alla fine, si (e ci) regala
dodici piccoli scintillanti oggetti che si possono chiamare – a
ogni buon titolo – canzone d’autore.
E scusate se è poco.
Glauco Nespeca
Pronto il debutto ufficiale
di Glauco Nespeca che ha appena terminato il suo primo lavoro discografico,
prodotto dall'etichetta Musica & Teste della Interbeat s.r.l...Nespeca
in questo suo primo lavoro discografico, che porta il suo nome e
che comprende 13 brani, ha dimostrato le sue ottime capacità nell'incastrare
melodie articolate con suoni e parole di marchio d'autore. I brani sono
rappresentativi della variabilità dei sentimenti inoltrati, in quanto
tali. La giovane età dell'autore ci fa sperare in un cammino fatto di
ricerca e di buoni sentimenti musicali, che vanno, oltre che incoraggiati,
approfonditi per dare spazio ad una maturità e ad una comprensione
di se che deve ancora arrivare. Diciamo, quindi, che Glauco Nespeca ha
tutte le carte in regola per affermare le sue intuizioni e la sua energia
artistica. I colori musicali trovano ampio respiro in brani come
Filastrocca o Citta' storta e pagana, dove la voce fa da supporto alla
base proprio per creare un effetto univoco, e ciò è anche emblema di estrema
sensibilità dell'artista. Glauco Nespeca non è un cantautore tradizionale,
anche se i testi di Nespeca ci fanno respirare un'aria controcorrente.
Noi tutti gli auguriamo buon lavoro!
Fabio Furnari
Fabio Furnari è arrivato
al suo terzo lavoro discografico, "Qualche notte dormo" è il
titolo di quest'ultimo album prodotto per l'etichetta Musica & Teste
della Interbeat s.r.l.. L'artista in questo nuovo lavoro esprime la sua
maturità di musicista e di scrittore di versi. Si coglie subito la sensazione
di un album completo, ricco di cose da comunicare:ricordi, introspezione,
problemi sociali mai risolti, grandi sentimenti. Emerge sempre, in ogni
brano ascoltato, il vissuto interiore dell'artista, la voglia di
comunicare la propria sensibiltà oltre che l'attenzione per il mondo circostante
in costante evoluzione, come un attento osservatore. Gli arrangiamenti
sono curati da Massimiliano Faraci al quale va fatto un plauso per
la capacità d'amalgama e per le grandi intuizioni, splendide le aperture
new age di brani come "Aspetterò", "Le mani della luna"
o "Astolfo".. Una delle novità musicali che si possono
cogliere in questo disco è data proprio dalla dinamica delle canzoni con
cambi di tempi e di volocità, a volte avendo la sensazione di ascoltare
canzoni diverse nelle stesse, come in "Terre Sommerse" o "Il
Gioco", in quest'ultima i cori e gli interventi vocali di Margherita
Galasso danno colore al brano in grande crescendo. |