Marco Turriziani
“Bastava che ci capissimo io e i miei”
Al suo esordio da solista con l'album “Bastava che ci capissimo io e i miei”, Marco Turriziani presenta un lavoro piacevole e lineare, dal sapore acustico e dal suono corale. Ad accompagnarlo in questa sua fatica gli “Orchestrani”, sette musicisti di estrazione diversa che hanno impresso al sound del disco un carattere bandistico e teatrale, senza rinunciare ad accostarsi, in alcuni momenti, alle migliori atmosfere “pop” della tradizione italiana. Le 14 canzoni che compongono il CD sono come piccole tessere di un mosaico; ciascuna contribuisce a rendere intelligibile la storia che vi si intreccia all’interno. Si potrebbe definire un unico racconto della memoria in cui, con tocco delicato, si attraversa il tempo della gioia, degli amori, del disincanto. Ma tutto velato da quella sottile ironia che serve a sdrammatizzare, quanto più possibile, gli eventi della vita. Già dal titolo traspare il rammarico nel non essere riusciti a comunicare; una comunicazione resa possibile, invece, dalla musica. E allora le ballate “Come a mamma’”, “Il figlio che...”, “Nel nome del padre” sono il desiderio di parlare con qualcuno al quale non si ha avuto il tempo di dire tutto. Brani come “Rosa da amar”, o l’eccentrico ”Forse è una strega”, ci mostrano invece una figura femminile che rimane impressa nel ricordo, dove da una parte spicca la malinconia e dall'altra la giocosità. Non mancano le occasioni, per così dire, “leggere”, in cui il comunicare diventa “dichiarazione”, un’aprirsi al sentimento che da sempre ha accompagnato la musica nei suoi canti, e cioè l'amore. “Benedetto amore”, ”Siamo chi si ama”: già i titoli tradiscono questa intenzione. L’abbandono e la solitudine ritroviamo, invece, nelle canzoni “E' già Natale”, “Come un gatto che s’è perso” e “Tai chi”, anche se temi dolorosi qui si affrontano in modo dissimulato, spinti verso il paradosso, a volergli quasi conferire un senso del ridicolo. C’è il momento più intimistico, quello più personale e quasi sussurrato, “L’ora delle luci magiche” e “Il mio cane ed io” in cui si accostano ricordi e interrogativi, domande che nascono dalla curiosità e dallo stupore verso quelle cose, animate e inanimate, che ci circondano. ”Stiamo a guardare” è invece il canto dell’indignazione verso l’ingiustizia e la cattiveria degli uomini, un grido di denuncia dal tono scenico, che cita la musica che ha accompagnato le rappresentazioni brechtiane nell’ “Opera da tre soldi”. Resta, infine, un momento per la riflessione; si tratta del brano strumentale “E’ domenica” in cui non figurano parole se non quelle immaginate ed evocate dalla melodia che si ripete, circolare, come un viaggio appunto nei giorni, nell'amore..
MARCO TURRIZIANI - Scheda biografica da lui stesso vissuta
Sono nato nei favolosi anni '60, il 9 giugno 1966, ed i Beatles se ne uscivano in quell'anno con "Revolver", beati loro! Credo che il mio primo vagito fu proprio yeah, yeah, yeah...Poi ho cominciato a cantare alle feste con gli altri bambini, non solo ero il più intonato ma ero anche l'unico in grado di accendere un microfono. Quando ho capito che questo poteva essere il mio lavoro ho cominciato a studiare il contrabbasso e sono diventato il maestro Marco Turriziani, e così ho suonato nelle orchestre sempre vestito in smoking con le scarpe di vernice belle lucide lucide e un farfallino intorno al collo. Con il rock mi è andata meglio però, e allora a suon di Latte e derivati mi sono fatto conoscere un po' dappertutto, ho fatto anche un po' di teatro, che non guasta mai. Ho recitato e cantato e oggi festeggio il mio primo CD da solista e giuro che tutto il meglio deve ancora venire. Grazie del vostro simpatico ascolto.. Siate benedetti pure voi!

